18 ottobre 2009

Cetraro (CS): Una frittura all'arsenico

Il sindaco di Cetraro Aieta lo aveva detto ed alla fine l’ha fatto. Una bella serata a base di frittura di pesce cetrarese pescato dai pescatori cetraresi. E questo senza aspettare le analisi che l’Arpacal sta facendo nei fondali e sul pesce calabrese, né quelle del carico della stessa nave. Il pesce è buono e basta, lo dicono i pescatori ed il sindaco se ne fa carico. E per stare tranquillo invita, il presidente della provincia Oliverio, l’assessore Greco, assessori e amministratori vari che si sono prestati alle riprese televisive. Tutti ben felici della mangiata gratuita preparata dai poveri pescatori che sono state le prime vittime della tragedia del nostro mare. Ed il sindaco è così felice dell’idea della “frissurata” che lo dice anche durante il comizio tenuto al porto la domenica precedente. “Lo mangiamo da 15 anni e siamo ancora qui”. Già noi siamo ancora qui, ma le centinaia di malati di tumori, che affollano il centro tumori di Paola diretto dal prof. Filippelli, non pensiamo che la pensino come il sindaco. Di conseguenza , a seguito dell’azione del sindaco, perché il governo o la regione dovrebbero rimborsare i pescatori ? Se tutto è buono, se tutto non è radioattivo, se quella nave non contiene veleni, allora perché non vanno a pescare e perché le pescherie non vendono il loro pesce ? E’ tutta una psicosi ? Già c’è una campagna mediatica in atto, si ripete spesso. Ci sono i giornalisti avvoltoi che ogni giorno scrivono di queste navi. Sono loro che seminano il panico ed il terrore fra la gente. Se non ci fossero stati loro con i loro articoli ed interviste e riprese video, tutto sarebbe andato liscio come l’olio, da friggere appunto. A Cetraro , a tutt’oggi, nessuno crede che il boss Franco Muto avrebbe potuto fare una cosa simile e cioè dare l’appoggio logistico ad affondare navi tossiche nel “suo” mare.. Lo ripetono un po’ ovunque, molti cetraresi, anche parlando con me durante l’occupazione della ferrovia a Cetraro lunedì scorso. “Cumpà Franco - ripetono- mangia il pesce con noi, e così la sua famiglia, i suoi figli, per questo non avrebbe mai fatto una cosa simile”. Pesa molto la cultura, ignorante e becera, di una mafia arcaica, dignitosa, anni 50, quando i boss erano consiglieri del paese, sanavano le liti , preparavano matrimoni, facevano i “cumparilli” a tutti, non vendevano droga, prestavano soldi senza fare usura. La mafia rappresentata nel film di Coppola da Marlon Brando. Bella mafia quella, quasi come fosse uno stato assistenzialista, una mafia che non esiste più. Oggi la mafia ed i mafiosi sono gente criminale, senza scrupoli, senza alcuna dignità, che di fronte all’unico dio che conoscono, che è il denaro , fanno cose terribili. Finanche l’affondamento di una nave carica di veleni nello stesso mare dove fanno il bagno i loro parenti ed i loro figli. L’operazione , secondo il pentito Fonti, fruttò nel 1992 ben 600 milioni di vecchie lire. Una cifra enorme per quei tempi, per la quale nel mondo criminale nessuno si sarebbe sottratto. Ma il mondo politico poco si interessa di questo aspetto. E si è ben visto la domenica dei comizi nel porto di Cetraro. Quelli che hanno parlato, compresi i preti delle tre parrocchie cetraresi, e l’europarlamentare Pirillo, oltre al sindaco si sono ben guardati di parlare della mafia, dei mafiosi e tanto meno del boss cetrarese Franco Muto. Ora non è il momento di parlare di queste cose, o addirittura dividerci. L’importante è che quella nave si tolga e si dica che tutto è a posto. Niente radiazioni, niente rifiuti tossici, nessuna mafia affondatrice, nessun bidone tossico e neanche morti di tumori in conseguenza all’alimentazione. Stiano zitti i dottori Brancati, Filippelli, De Matteis ed anche quel veterinario di Cetraro che è stato rimosso per aver dichiarato che il pesce pescato non era mangiabile. Ora si ricordano di quella famosa ordinanza della capitaneria di Porto di Cetraro. Siamo stati noi di Mezzoeuro per primi a diffonderla nel 2007. Nell’ordinanza, lo ricordiamo, si vietava la pesca in due zone vicino a Diamante e Belvedere, lontane dalla nave dei veleni, ma comunque in quell’area. La presenza del cromo, dell’arsenico, del cobalto e dell’alluminio era allarmante e di conseguenza se ne vietava il passaggio dello strascico. La nave dei veleni sia essa la Cunsky o qualche altra è lì a qualche chilometro ed i pesci non stanno lì fermi. Chissà se il pesce fritto dal sindaco Aieta era all’alluminio o al cromo o al cobalto. Lo sapremo tra poco con la nave Ocean in arrivo dal porto di Termoli. Con la nave si faranno vedere anche due sottosegretari. Quello all’ambiente Roberto Menia e quello all’agricoltura Antonio Bonfiglio . Chissà perché si muovono da Roma per scendere nella provincia dell’impero. Sicuramente le forti pressioni fatte dai parlamentari calabresi del centrodestra trovatisi spiazzati dalle mancate esternazioni berlusconiane. Il loro premier ha parlato di tutto e di tutti nell’ultimo mese, ma non una sola parola sull’emergenza delle navi dei veleni. Qui non ci sono funerali visibili, mamme piangenti,cani che cercano fra le macerie e soprattutto non ci sono case da ricostruire. Qui le morti sono invisibili, i funerali si fanno solo fra parenti, e le morti sono di questo male oscuro che prende a caso fra destra e sinistra, piccoli o grandi, giovani o vecchi e dura anni ed anni . In Tv non si mostrano e poi chi ti dice che sia dovuto alla nave , ai rifiuti tossici, al pesce inquinato, piuttosto che alle solite sigarette o come diceva mia nonna, all’aria che respiriamo. Intanto registriamo solo questo dopo un mese dal ritrovamento della nave. Nessuna visita da parte del governo, nessuna nave oceonografica, nessuna analisi,nessun intervento complessivo sul territorio. Zero assoluto, com’è logico che sia la Calabria, il nulla. E a questo punto ce lo chiediamo anche noi, come Antonello Venditti: perché Dio ha creato questa terra ? Naturalmente non la pensano così gli ambientalisti che hanno organizzato proprio nel porto di Cetraro giovedì 15 ottobre un sit in di presentazione della grande manifestazione che si terrà il 24 ottobre prossimo ad Amantea. Si sono presentati al porto con uno striscione che con chiarezza diceva che siamo stati avvelenati dalla ndrangheta e dall’indifferenza e complicità dello stato. Hanno portato con sé bidoni con un liquido verde che ne usciva a di rappresentazione di una scena che chissà se mai ci faranno vedere e cioè quella del recupero della nave e dei fusti che questa contiene. Aumentano intanto le adesioni alla manifestazione di Amantea. Oltre 150 le associazioni e gli enti comunali che vi hanno aderito. Decine i comuni che parteciperanno con i gonfaloni, la provincia ha messo a disposizione 25 pullman e gli albergatori faranno tariffe speciali a chi vuole pernottare. Insomma la mobilitazione c’è e cresce, quello che manca è davvero il Governo che ancora non ha emesso un solo provvedimento serio sulal questione. E’ questo che si chiederà con la manifestazione di Amantea. La dichiarazione dello stato di emergenza e la bonifica di tutto il territorio dalla valle dell’Oliva, a Cassano Ionio, a Crotone alla Marlane di Praia, al nostro mare .

Fonte: globalproject.info

1 commento:

Anonimo ha detto...

Purtroppo non si farà mai nulla! Non illudiamoci con le "riunioni" di gente disturbata da queste notizie, il giorno dopo se ne sarà scordata! Se l'Italia volesse distruggere realmente la mafia (o 'ndrangheta o camorra che sia), lo potrebbe fare in uno schioccar di dita, ha la potenza per farlo (se unita in totale). Ma purtroppo a noi italiani la mafia piace!!! P.S.: Sono cetrarese e vivo queste tristi realtà da vicino!