29 luglio 2009

Prove tecniche di oscuramento!..e Palazzo Chigi si autocensura!


Appena ieri scrivevo sull'accostamento fazioso del Corriere della Sera tra i nostri politicanti ed il comportamenti innovativi del governo inglese che invitava i propri dipendenti ad utilizzare Twitter. E' di oggi la notizia, che si commenta da se, dell'oscuramento a Palazzo Chigi di You Tube, Facebook e Twitter. L'Italia è l'unico Paese al mondo da quando è nata la Rete, al CERN di Ginevra, ad aver avuto una contrazione nella diffusione di Internet. Questo governo è ostile alla Rete e farà il possibile per reprimerne la libertà di espressione e la diffusione. Ciò che non controllano, e che non possono comprare o corrompere, lo reprimono, oramai li conosciamo.
Antonio Di Pietro
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28 luglio 2009

Stato Confusionale


Si susseguono e si accavallano le dichiarazioni di Nicola Mancino e di Giuseppe Ayala ma quello che in ogni caso ne emerge è che Nicola Mancino sotto la spinta di quanto trapela dalle indagini in corso presso la Procura di Palermo e la Procura di Caltanissetta, dalle frammentarie notizie che trapelano sulle rivelazioni di Massimo Ciancimino e di Giovanni Brusca, dalla notizia delle tre ore di interrogatorio a cui è stato sottoposto Salvatore Riina nel carcere di Opera, sembra essere passato, da uno stato di amnesia profonda, prima a sprazzi di memoria che gli hanno fatto tornare in mente particolari che prima non ricordava, poi a ricordi frammentari che riguardano, guarda caso, persone ormai morte o perché vittima di stragi o per cause naturali, poi ad uno stato confusionale che lo porta a fare affermazioni in contrasto con quanto precedentemente dichiarato o in contrasto con quanto affermato da Giuseppe Ayala che, nell'intenzione di fornirgli un aiuto, spontaneo o richiesto, lo ha cacciato ancora di più in un vicolo cieco di menzogne e parziali ammissioni dal quale gli riesce sempre più difficile tirarsi fuori.


Potrebbe essere questo il motivo per cui i Magistrati di Palermo e di Caltanissetta non lo hanno ancora convocato per interrogarlo: non essendo a conoscenza di quanto le due procure hanno già in mano grazie alle deposizioni di quanti sono stati interrogati o hanno deposto prima di lui, Nicola Mancino è costretto a giocare al buio e si sta avviluppando in una serie di parziali affermazioni, di parziali smentite, inverosimili "non so" e "non ricordo" che alla fine non potranno fare altro che ritorcersi contro di lui. Davanti a un Magistrato o in un'aula di Giustizia e molto più difficile usare l'espediente del "sono stato frainteso" tanto caro al nostro Presidente del Consiglio.



Sintomatici sono alcuni punti chiave.

L'incontro con Paolo: Nicola Mancino ha sempre negato che questo incontro sia avvenuto o si è rifugiato dietro l'incredibile affermazione di non conoscere fisicamente Paolo e quindi di non potere ricordare l'incontro anche se fosse avvenuto. Poi, a fronte della mia esibizione dell'agenda in cui di pugno di Paolo è annotato l'appuntamento ha cominciato ad ammettere, chiamando a testimone Vincenzo Parisi, ormai morto, che quell'incontro gli fu chiesto dallo stesso ma che poi in realtà non avvenne. Ora, forse dopo aver riletto le sua affermazioni e averne notato le contraddizioni, ritorna a dire che potrebbe essere avvenuto ma lui potrebbe non ricordare di avere stretto anche quella mano, come se si trattasse della mano di un qualsiasi postulante.
Potrebbe usare a sua discolpa ( ? ) la giustificazione di conoscere così poco quello che succedeva in quel tempo in Italia da non aver visto le riprese del funerale di Giovanni Falcone e quindi di non essersi chiesto chi era quel Giudice che trasportava a spalle la bara del suo amico Falcone e di poter credere, come affermò subito dopo la strage che "via D'Amelio non poteva essere considerata un obiettivo a rischio", tanto da non aver ritenuto che fosse necessario predisporre il divieto di sosta davanti al palazzo. Antonino Vullo, l'autista di Paolo scampato alla strage mi ha detto in questi giorni che in Via D'Amelio, quel pomeriggio, non era neppure stata fatta la "bonifica".


La trattativa: L'esistenza di questa trattativa è stata fino ad ieri sempre negata da Nicola Mancino, che la ha sempre definita come una ipotesi fantasiosa e irreale. Ora che le rivelazioni di Ciancimino e di Brusca concordano nel confermare l'esistenza di questa trattativa e ne fanno risalire l'inizio ad una data antecedente alla strage di Via D'Amelio, non può più continuare a negarne l'esistenza ma, continuando ad avvilupparsi nelle sue contraddizioni, dice in una prima versione che una proposta di trattativa da parte della mafia ci fu ma che fu respinta da parte dello Stato, in una seconda versione che non ne ha mai saputo nulla ma se ne avesse avuto notizia la avrebbe sdegnosamente respinta, così come, dice, "avrebbe fatto Paolo". Nella versione definitiva, davanti ai magistrati forse sarà costretto a dire "come ha fatto Paolo" e a dirci quale siano state le conseguenze di questo rifiuto.


L'agenda: A fronte dell'esibizione dell'agenda di Paolo Nicola Mancino, in una sua intevista a LA7, ha mostrato fugacemente un planning in cui, alla data del 1° luglio non c'è annotato niente, come se questo fosse sufficiente a smentire quanto scritto di pugno nello stesso Paolo, nella sua agenda grigia.
Che quella mostrata possa essere l'agenda di Mancino è inverosimile, il 1° luglio era il giono dell'insediamento di Nicola Mancino al Viminale e, per una persona che ci teneva tanto ad essere "omaggiato" dalla folla di persone che dice fosse presente quel giorno nella sua stanza e nei corridoi del Viminale, il non avere quel giorno neanche un appunto nell'agenda é cosa al di fuori del credibile. Dalle dichiarazioni, concordate o meno, con Ayala, sembra emergere l'esistenza di un'altra agenda zeppa di appunti e in questa agenda, a quanto sostiene Ayala Mancino gli ha mostrato in quel giorno anche una annotazione relativa a Paolo Borsellino.
Sempre che di queste agende non ne esista tutta una serie da mostrare a seconda delle occasioni, Nicola Mancino farebbe bene ad esibire almeno anche questa seconda fantomatica agenda. Noi non abbiamo altre agende da esibire, quella più importante, quella rossa, in grado di inchiodare tutti i traditori che si annidano all'interno dello Stato e delle Istituzioni è stata sottratta e non sicuramente dalla mafia e su di essa si basano di sicuro i ricatti incrociati che reggono questa nostra disgraziata seconda repubblica.
Il pericolo è che venga utilizzata per far nascere una terza repubblica ancora più disgraziata di questa.


di Salvatore Borsellino, da 19luglio1992.org



APCOM, 24 LUG - Giuseppe Ayala, magistrato ed ex parlamentare, "afferma ciò che io non ho mai escluso e, cioè, che è stato possibile avere stretto, fra le tantissime mani, anche quella del giudice Borsellino, il giorno del mio insediamento al Viminale": lo precisa in un comunicato il vice presidente del Csm Nicola Mancino. "Ma tra avergli stretto la mano in mezzo ad altre persone senza avergli parlato e avere incontrato e parlato con il giudice Borsellino - aggiunge Mancino - c'è una bella differenza. Questo lo dice anche Ayala, il quale, però, fa confusione sulle agende. Sulla mia, che molti testimoni hanno visto e che è stata mostrata anche in Tv, il primo luglio 1992 c'è una pagina bianca senza alcuna annotazione di incontri".

27 luglio 2009

Fai presto ducetto, le acque si stanno agitando!


Siamo alle solite, questioni meridionali, partiti d'autonomia del sud, ricatti ad un governo ricattabile anche da un bambino!
La storia si ripete perché il Partito del Sud, un partito autonomista siciliano, è un vecchio pallino della mafia. Non è una novità, anche nei primi anni novanta era nato per ricattare le istituzioni e, una volta trovato l'"accordo", è stato accantonato.
La guerra scissionista tra PDL e il Partito del Sud, di cui sentiamo parlare in queste settimane, non è altro che una rinegoziazione intestina per delineare nuovi equilibri di potere per la gestione delle risorse economiche del Meridione.
Il ricatto sembra stia funzionando. Basta leggere le prime pagine dei giornali di oggi!
Ma il ducetto di Arcore deve fare presto, troppe persone stanno parlando, troppe registrazioni stanno uscendo fuori, troppe foto e tombe fenicie stanno spuntando, qualcosa evidentemente non sta andando come dovrebbe, qualcosa deve essere rimessa al proprio posto!
Fino a 20 anni se gli equilibri si ripristinavano con gli omicidi eccellenti. Ora il sangue e le bombe non sono più di moda. Ora ti uccidono con le parole e i comunicati stampa!

Fai presto ducetto, fai presto!!! Quante lettere ti sono arrivate dalla Sicilia? Chi te le ha recapitate?

CB

Marco Travaglio - Passaparola, 27 Luglio 09

La fine della Mondadori






Buona Visione

22 luglio 2009

19 luglio 1992 - 19 luglio 2009

C'era tutta Palermo assieme a Salvatore Borsellino in Via D'Amelio, a ricordare Paolo e a urlare contro lo Stato che tratta con la mafia come in un asta al rialzo. C'erano i lenzuoli bianchi, c'era Libera con le sue migliaia di iscritti, c'era l'Arci che ogni anno ricorda Paolo, c'erano tutti. Alcuni vorrebbero leggere queste parole, false, pretestuose e ingiuste nei confronti di chi invece c'era. E' invece giusto che chi non era a Palermo sappia cosa è accaduto domenica in quel budello d'asfalto in cui 17 anni fa un giudice venne mandato a morire con i suoi ragazzi in una cornice studiata a tavolino, culminata in un parcheggio pieno d'auto, che per la sicurezza del giudice doveva essere invece vuoto.
Mancavano in maniera vergognosa tutte le associazioni antimafia, assenze che sapevano vagamente di boicottaggio. Le uniche presenze notate sono state quelle di Ammazzatecitutti, che siciliani non sono e che sono venuti dalla Calabria, e una delegazione di Addiopizzo di Catania. Pare che un diktat abbia impedito agli altri di stare accanto a Salvatore Borsellino.
Per la prima volta nessun uomo delle istituzioni ha potuto avvicinarsi al luogo della strage. Ma non per minacce o uova pronte al lancio: per la paura delle contestazioni, per la vergogna, perchè noi, a differenza di altri, sappiamo chi faceva affari con i mafiosi e chi no, e non sappiamo fare le belle facce di fronte a giochi sudici. Chiedete a chi c'era, non a chi non c'era. Chiedete spiegazioni, fatevi dire cosa li ha spinti a lasciare da solo il fratello di Paolo Borsellino in quella via.
"Speravo che i palermitani si svegliassero. Al di là del comitato organizzatore in via D'Amelio, non c'è nessuno. Palermo ha dimenticato la promessa che aveva fatto a Paolo il giorno del suo funerale" ha detto Salvatore Borsellino.

Tratto da 19luglio1992.com

13 luglio 2009

12 luglio 2009

Il denaro sporco si lava in casa!



Hai costituito fondi nero all'estero? Non sai come riportarli in Italia per comprarti lo yacht per l'estate? Non preoccuparti, lo stato è dalla tua parte!


Lo chiamano scudo fiscale, ma sarà uno strumento che farà concorrenza alla meglio Mafia!!!

>>> VELOCE E SICURO <<<

Il "rimpatrio" dei tuoi soldi sporchi potrà avvenire entro il 31 dicembre e l'operazione potrà essere effettuata attraverso banche, intermediari finanziari, Poste e agenti di cambio e riguarderà "denaro e altre attività finanziarie".

Due le soluzioni:
  • il primo canale è il "rimpatrio con sottoscrizione di speciali titoli di debito", in pratica Bot, Cct, titoli di aziende controllate dallo Stato (come l'Enel o l'Eni) emessi in "serie speciale". Queste somme saranno vincolate per dieci anni e lo scudo dovrebbe costare il 5 per cento dell'importo dichiarato delle attività "rimpatriate".
  • il secondo meccanismo di rimpatrio senza vincoli e costerà di più, molto probabilmente il 7-8 per cento delle attività finanziarie.
Quindi ce n'è per tutti i gusti. Se vi piace il rischio potete scegliere la prima soluzione, ma se volete vivere sonni tranquilli allora quel 7-8% non sarà un problema!


Il ricavato, come spiega il comma 3, con il vago sapore dell'alibi, è destinato alla "ricostruzione dei territori interessati al sisma del 6 aprile 2009". Quanti aquilani orgogliosi di vedersi ricostruire le proprie case con il ricavato di un'operazione di riciclaggio di denaro legalizzato.

Ma non è finita qui! Nel pacchetto inclusa anche l'"esclusione di punibilità" per una nutrita serie di reati penali di carattere economico: dal falso in bilancio, alla bancarotta fraudolenta, dall'emissione di fatture false a tutti i reati tributari.

WELCOME TO ITALY

CB

9 luglio 2009

Appello di Di Pietro sull'Herald Tribune: "Italia, democrazia a rischio"



"Appello alla comunità internazionale. La democrazia in Italia è in pericolo": è il titolo che campeggia a caratteri cubitali sulla pagina di pubblicità sull'International Herald Tribune acquistata dal leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro.
A lato una grande foto di Di Pietro, che sovrasta il simbolo dell'Idv. Il testo è tutto puntato sul lodo Alfano, il cui meccanismo viene brevemente spiegato in inglese nei contenuti. Dopo le denunce di incostituzionalità sul testo da parte di "più di 100 costituzionalisti", viene ricordato che il 6 ottobre la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi sullo scudo per le alte cariche, e racconta la cena nella casa del giudice della Consulta Mazzella cui presero parte anche Berlusconi e il ministro della Giustizia Alfano. "Faccio appello - si conclude il messaggio di Di Pietro - alla comunità internazionale perché faccia circolare queste informazioni ed eserciti la pressione necessaria per assicurare i principi di libertà democratica e di indipendenza della Consulta, così da scongiurare che la nostra democrazia in Italia venga trasformata in una dittatura di fatto"

6 luglio 2009

5 luglio 2009

La democrazia del Manganello


A Vicenza vogliono raddoppiare la base militare americana. Diventerebbe la più grande di Europa. Un punto di partenza per i bombardieri americani diretti a Est e verso il Medio Oriente dotati forse di armi atomiche.Il primo bersaglio di un possibile attentato terroristico o di un'azione di guerra contro gli Stati Uniti in Italia. La base di Vicenza va chiusa, non raddoppiata. I cittadini che protestavano sono stati manganellati. Padroni a casa nostra e le bombe a stelle e a strisce a casa loro. La Lega di poltrona e di governo con Maroni ministro degli Interni a cui risponde la Polizia conosce solo un dialogo, quello del manganello. Ha imparato presto la lezione dai suoi alleati.
Volano manganellate, mentre i lacrimogeni provocano un principio di incendio proprio a ridosso di una villetta. Un quarto d’ora di scontri, con la gente che scappa tra i campi, quelli colpiti dai gas che tossiscono e si bagnano gli occhi. Una ragazza tira fuori dallo zaino bottigliette d’acqua minerale “corretta” al “Maalox”. In genere serve per calmare i dolori di stomaco. «Usala che ti fa passare il bruciore». Chi può si raduna verso il tendone del presidio “No dal Molin”. A terra resta una scarpa, bottiglie, pezzi di lacrimogeni, e un cartello.
«Papi e papponi, for dai coglioni».


SITO MOVIMENTO ANTI-BASE: www.nodalmolin.it

4 luglio 2009

8 luglio, la Notte Bianca contro la "Legge Bavaglio"


ROMA - 8 luglio, la Notte Bianca contro la

'Legge Bavaglio'

Mercoledì 8 luglio 2009 - dalle ore 21.00
Alpheus Multiclub - via del Commercio, 36 - Roma
INGRESSO LIBERO
scarica qui la locandina

Tanti saranno i protagonisti della serata, molti di questi firme del nuovo giornale:

MARCO TRAVAGLIO - ANTONIO PADELLARO - PETER GOMEZ
BRUNO TINTI - MARCO LILLO - PAOLO FLORES D’ARCAIS
KATIA MALAVENDA - FLAVIO OREGLIO - ALESSANDRO BERGONZONI - OLIVIERO BEHA - GIANNI BARBACETTO - LORIS MAZZETTI - FURIO COLOMBO - PANCHO PARDI - VAURO - FRANCESCA FORNARIO - PAOLO TRIESTINO
...e tanti altri!



Napolitano, preoccupato per (l'evidente) incostituzionalità del decreto sulle Intercettazioni, ha convocato ieri il ministro della giustizia alfano al Quirinale!
Poco meno di un'ora di colloquio, accanto i suoi esperti giuridici, un esordio che non consente spiragli di trattativa: "Sono molto preoccupato e turbato per la tensione che si sta creando nel mondo della giustizia e della stampa su questa legge. I miei consiglieri mi spiegano che se dovesse passare così al Senato i vizi di palese incostituzionalità mi costringerebbero a fare un passo che di certo non vi sarebbe gradito".

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3 luglio 2009

Dimettetevi!!!



Cosa ci facevano a cena insieme un corruttore improcessabile, Silvio Berlusconi, il suo scagnozzo al Ministero della Giustizia nonché firmatario del Lodo, Angelino Alfano, un indagato per corruzione aggravata dal favoreggiamento a Cosa Nostra e presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Carlo Vizzini, il fedele sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega ai Servizi Segreti, Gianni Letta, e due componenti della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, che il 6 ottobre saranno chiamati a pronunciarsi sulla costituzionalità della legge 128 del 2008, più nota come Lodo Alfano?

I giudici Paolo Maria Napolitano e Luigi Mazzella hanno il dovere di non presentarsi all’udienza del 6 ottobre e di dimettersi dalla Consulta.


DIMETTETEVI:
Dal blog di Antonio di Pietro è possibile inviare una email a Francesco Amirante, Presidente della Corte Costituzionale, per chiedere le dimissioni di Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano. Vi invito a partecipare all'inizitiva.