9 marzo 2009

Il partito del cemento


Obama guarda avanti e punta sul rilancio tecnologico per prendere due piccioni con una fava: uscire dalla crisi e difendere il clima.
L’Italia guarda indietro: per far girare il motore dell’economia si torna al mattone con un piano di rilancio edilizio che potrebbe essere stato scritto trent’anni fa: tutto quantità e niente qualità. Si poteva usare l’occasione per spingere sull’edilizia bioclimatica, sulla manutenzione del patrimonio edilizio e sul recupero dei centri storici. Invece, dopo i due condoni edilizi varati da Berlusconi nel 1994 e nel 2003, arriva una deregulation strutturale. Invece di un’opportunità il mattone rischia di trasformarsi in una trappola che può diminuire l’appeal dell'ormai ex bel paese.
Ed una nuova colata di cemento si abbatterà sull’Italia!!!
La febbre del mattone non conosce ostacoli perché raccoglie consensi trasversali, e al diavolo il paesaggio.

Voglio riportare un dato molto curioso tratto da Eco alfabeta.

La produzione annua di cemento in Italia non è andata sempre gloriosamente crescendo, perchè come si vede dal grafico qui sopra (dati delle relazioni annuali AITEC) negli anni 1992-1996 ha avuto una significativa decrescita del 20% ... chissà perchè. ;-)

Abbiamo forse sofferto di quella decrescita? Qualcuno tra i meno giovani se ne è forse accorto?

Nemmeno l'economia se ne è accorta (è questa forse la cosa più curiosa), visto che tra il 1992 e il 1996 il PIL è cresciuto del 24,6% (si può desumere da questa fonte ISTAT facendo due conti).
Viceversa, tra il 2002 e il 2006 il cemento è cresciuto del 15% e il PIL "solo" del 13%. Non sembra che il cemento faccia poi così bene all'economia...

CB

1 commento:

Ale ha detto...

queste sono davvero delle informazioni interessanti..