31 marzo 2009

Italia: l'ombra del fascismo


Riporto un articolo de The Guardian dal titolo Italy's fascist shadow, Italia: l'ombra del fascismo!
Forse quando Mr. Berlusconi al congresso del P2L parlava dell'Italia come il fiore all'occhiello dell'Europa si riferiva proprio a queste cose? Mah, in mezzo a tutti quei canti e balletti, nani e vallette, collusi e corruttori, prescritti e piduisti non c'ho capito molto.



L'obiettivo centrale di Silvio Berlusconi come Primo Ministro italiano è sembrato a lungo straordinariamente e spudoratamente ovvio. Fin da quando, nel 1993, egli è entrato nel vuoto politico creato simultaneamente dallo scandalo della corruzione del governo a destra e dal collasso del comunismo italiano a sinistra, Berlusconi ha usato la sua carriera e il suo potere politico per proteggere sè stesso e il suo impero mediatico dalla legge. Durante il più lungo dei suoi tre periodi come Primo Ministro, Berlusconi non solo ha consolidato il suo già forte dominio sull'industria italiana dei media - ora ne possiede circa la metà - ma ha approvato una legge che gli garantiva l'immunità dai procedimenti giudiziari. Poi, quando la legge è stata dichiarata incostituzionale, il nuovamente rieletto Berlusconi l'ha ripresentata l'anno scorso con una nuova veste ed è riuscito a renderla effettiva.

Il successo di Berlusconi deve qualcosa alla sua propria audacia e molto alla profonda debolezza dei suoi oppositori. La sinistra italiana, in particolare, non è riuscita a preparare una vera opposizione. Perfino l'ultima azione di Berlusconi - la fusione nel suo nuovo blocco "Popolo delle Libertà", completato ieri, del suo partito personale Forza Italia con Alleanza Nazionale che deriva direttamente dalla tradizione fascista di Benito Mussolini - potrebbe lasciare nella vita pubblica italiana un segno più duraturo di qualsiasi altra cosa il magnate abbia già fatto.

A differenza del dopoguerra tedesco, il dopoguerra italiano non ha mai affrontato del tutto i suoi strascichi fascisti. Il risultato è che, mentre il neofascismo non è mai riuscito a riemergere seriamente in Germania, in Italia ci sono state importanti continuità - leggi ereditate dall'era mussoliniana e la rinascità nel dopoguerra del rinominato Partito Fascista tra gli stessi ufficiali fascisti - nonostante la simbolica cultura anti-fascista italiana. Queste continuità sono semplicemente diventate più forti. E' il giorno della vergogna in Italia.
Tuttavia, AN ha fatto molta strada in 60 anni. Il suo leader, Gianfranco Fini, ha tolto i vecchi panni politici e ha condotto il partito verso il centro. Egli ha lavorato per più di 15 anni come alleato di Berlusconi. Parla della necessità di dialogare con l'Islam, condanna l'anti-semitismo ed è a favore di un'Italia multi-etnica - posizione che Berlusconi, con la sua campagna populista anti-zingari e anti-immigrati e la sua predilezione per il razzismo spinto, si sforzerà di far combaciare.

Nonostante le sue antiche origini liberali, l'Italia moderna è storicamente un paese di destra. E' un pensiero a dir poco sconvolgente che, tra i 20 leader mondiali al summit economico di Londra di questa settimana, ci sia un capo di governo che ha ricostruito la sua base politica su fondamenta messe dai fascisti e che dichiara che la destra resterà probabilmente al potere per generazioni per questo.



Silvio Berlusconi's central objective as Italian prime minister has long appeared to be dazzlingly and shamelessly obvious. Ever since he strode into the political vacuum created in 1993 by the simultaneous government corruption scandal on the right and the collapse of Italian communism on the left, Mr Berlusconi has used his political career and power to protect himself and his media empire from the law. During the longest of his three periods as prime minister, Mr Berlusconi not only consolidated his already strong grip on the Italian media industry - he now owns around half of it - but passed legislation granting him immunity from prosecution. Then, when that law was ruled unconstitutional, the newly re-elected Mr Berlusconi brought it back in a new guise last year and has had it successfully signed into law.
Mr Berlusconi's success owes something to his own audacity and quite a lot to the deepening weakness of his opponents. The Italian left, in particular, has failed to mount an effective opposition. Yet Mr Berlusconi's latest action - the merger into his new People of Freedom bloc, completed yesterday, of his own Forza Italia party with the Allianza Nazionale which derives directly from Benito Mussolini's fascist tradition - may leave a more lasting mark on Italian public life than anything else the populist tycoon has done.
Unlike postwar Germany, postwar Italy never properly confronted its own fascist legacy. As a result, while neofascism has never seriously resurfaced in Germany, in Italy there were important continuities - inherited Mussolini-era laws and officials and the postwar rebirth of the renamed Fascist party among them - in spite of Italy's nominally anti-fascist public culture. Those continuities have just become stronger. It is a day of shame for Italy.
Nevertheless, the AN has come a long way in 60 years. Its leader, Gianfranco Fini, has discarded the old political garments and led his party towards the centre. He has worked for more than 15 years as Mr Berlusconi's ally. He talks about the need for dialogue with Islam, denounces antisemitism, and advocates a multi-ethnic Italy - positions which Mr Berlusconi, with his populist anti-gypsy and anti-immigrant campaigns and his fondness for soft-core racism, would struggle to match.
Despite its distant liberal origins, modern Italy is historically a rightwing country. Yet it is a very shocking thought that there will be one head of government among the 20 world leaders at the London economic summit this week who has now rebuilt his political base on foundations laid by fascists and who claims that the right is likely to remain in power for generations as a result.

CB

Il golpe freddo

Per non far scappare i delegati dal congresso Pdl

Nasce il Pdl. Non da un congresso, ma da una "convenscion" aziendale, siparietti, stacchi musicali, seguito di spot, interminabile telepromozione, evento per lanciare un nuovo prodotto. Senza discussione, senza dibattito, senza confronto. Alla fine, senza politica. L'effetto Madia da eccezione diventa norma: le prime file della platea sono occupate da giovani incravattati e belle ragazze. Interventi preordinati, vallette e comparse invece che delegati (tanto che per tenere il pubblico in sala, in segreteria hanno dovuto appendere questo cartello: «La borsa del delegato verrà consegnata a fine lavori»). Se proprio congresso vogliamo chiamarlo, allora è un congresso nordcoreano, per applaudire la grandezza del caro leader e le sue opere. Un congresso all'incontrario, come l'Italia di oggi, un congresso che comincia dalla fine, cioè dall'annuncio trionfale che è nato il partito unico, il nuovo mirabolante prodotto da collocare sugli scaffali del supermarket della politica italiana. An si era già suicidata, i suoi colonnelli si erano già venduti al nuovo padrone.

La politica, assente dalla "convenscion", la fanno altrove: al governo, in tv. Un piano casa che è una truffa (piano casa era quello di Fanfani, che metteva soldi per costruire case popolari, questo invece è una sanatoria preventiva, un invito all'abuso edilizio, un via libera alla cementificazione). E poi: una legge sul testamento biologico che è un'altra truffa, imposizione dell'etica vaticana diventata etica di Stato; un cambiamento della legge sulla sicurezza sul lavoro che rende impunite le cosiddette morti bianche; e le leggi razziali, le schedature dei rom, i medici che devono denunciare gli irregolari, le ronde... E poi arriverà la legge sulle intercettazioni a disarmare la giustizia e a mettere il bavaglio alla stampa. Ecco la destra che è nata alla "convenscion" di Roma: un partito P2 di massa (upgrade: P2.2), un populismo mediatico-aziendale costruito attorno al capo, dove il potere legislativo è svuotato (ma sì, possono votare solo i capigruppo, così si risparmia tempo), il potere giudiziario è disarmato, il controllo della stampa sulla politica è bloccato. La Costituzione? Un ferrovecchio da cambiare a piacimento. Un progetto autoritario ed eversivo, raccontato con stacchetti al posto giusto.

Dice di non poter decidere nulla e chiede nuovi poteri: eppure nessuno in Italia, da Mussolini a oggi, ha avuto più potere di Berlusconi. Controlla la tv privata e quella pubblica, influenza i giornali (ha tentato di mettere il naso anche nelle nomine dei direttori di Corriere e Sole 24 ore), è riuscito per la prima volta a entrare (attraverso Geronzi) anche nel settore delle banche. Ha un partito personale, costruito su misura. Controlla una ampia maggioranza parlamentare di uomini e donne non scelti dagli elettori ma nominati per la loro fedeltà al capo. E al governo ha insediato personaggi deboli che gli debbono obbedienza (un suo ex sostenitore, Paolo Guzzanti, ha parlato addirittura di "mignottocrazia", e non solo in senso sessuale). E allora, perché affermare: non mi lasciano governare, non ho abbastanza poteri? Per preparare la scusa per eventuali fallimenti, d'accordo; e poi per preparare il terreno a un attacco alla Costituzione che scassi i bilanciamenti della Carta, annulli pesi e contrappesi, per insediare un uomo solo al comando. Conta solo il leader, che si appella direttamente al popolo che lo ha investito, senza la divisione dei poteri, senza il controllo di legalità della magistratura e il controllo dell'informazione, senza le faticose mediazioni (i partiti, le istituzioni...) senza le quali una democrazia si trasforma in regime.

Fonte: societàcivile.it

30 marzo 2009

Marco Travaglio - Passaparola, 30 Marzo 09

I nuovi padri della patria




Buona visione

29 marzo 2009

Finito (per fortuna) il primo congresso del Popolo della Libertà...provvisoria!

Telecamere accese...si parte

Si distribuiscono i nuovi 10 comandamenti...


E poi via a insegnare il "nuovo" saluto ammesso nel partito...

...e poi sempre più difficile: saluto con bacio alla francese...

...prove tecniche di PRESE PER IL CULO...


...giuramento sui propri figli...che ci sta sempre bene...


...coro finale ( peccato l'assenza dell'accompagnamento di Apicella) con la CARFAGNA che si compiace con se stessa per aver raggiunto il culmine della sua carriera politica...


e Preghiera in memoria di Bottino Craxi, senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile...


26 marzo 2009

Editto Bulgaro, Atto Finale

ANCHE L’APPELLO DA’ RAGIONE A SANTORO

La Corte d'Appello di Roma, sezione lavoro, ha respinto il ricorso della Rai contro Michele Santoro, confermando la sentenza di primo grado sia per la parte che riguarda il risarcimento economico che per quella relativa al rispetto della collocazione e del ruolo legato al programma in onda al momento della sospensione. Il Tribunale del lavoro aveva imposto il ritorno in video di Santoro dopo l’editto bulgaro, con il quale veniva tolto dal video per oltre due anni. La Rai aveva fatto il ricorso in appello, contestando che la sentenza avrebbe inciso sull'autonomia imprenditoriale dell'azienda.

Il ricorso oggi è stato respinto, con la decisione della Corte d'Appello di Roma sezione lavoro, presidente Ermanno Cambria, relatore Donatella Casablanca. ''Con la sentenza di oggi siamo ad oltre 10 giudici - commenta l'avvocato Domenico D'Amati, legale di Michele Santoro - che danno ragione a Santoro e torto alla Rai. La decisione di oggi e' una gran bella soddisfazione''. D’Amati ha fatto presente di aver chiesto il rispetto degli accordi contrattuali, “disattesi dall’azienda in seguito all’intervento del Presidente dl Consiglio Berlusconi che aveva ordinato di bandire il giornalista dai teleschermi”.

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25 marzo 2009

Crisi, credere al governo o all'oroscopo?


Non sono scaramantico, non credo ai cornetti, il giorno 17 per me è un giorno come tutti gli altri, considero queste faccende stupidaggini per creduloni. Eppure confesso di toccarmi proprio là quando sento le previsioni economiche dei luminari al governo. Non è colpa mia se un discorso di Tremonti sembra appena appena meno credibile dell'oroscopo, se Wanna Marchi mi appare più onesta e convincente. Sono passati sei mesi da quando Silvio Berlusconi, in barba a ogni consuetudine, bon-ton, galateo, regolamento, creanza e buon senso, consigliava di comprare azioni di aziende quotate in Borsa.
Sei mesi dopo è ora di andare a vedere che fine hanno fatto i soldi investiti ascoltando i consigli del Capo. Il titolo Eni sta messo perfettamente uguale a sei mesi fa, ma gli analisti ne sconsigliano l'acquisto. Il titolo Enel, altro prodotto che secondo Silvio nostro avrebbe dato agli investitori grandi soddisfazioni, ha perso in sei mesi il 25 per cento, centesimo più, centesimo meno. Se il vecchietto di Arcore fosse il nostro consulente finanziario anziché il nostro Presidente del Consiglio lo avremmo già inseguito col randello.
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23 marzo 2009

Marco Travaglio - Passaparola, 23 Marzo 09

Colpevoli per non aver commesso il fatto

19 marzo 2009

Seconda dichiarazione vera di Berlusconi

La prima era stata questa (CLICCA QUI)!


«No, a me non piace quello che faccio, lo faccio solo per senso di responsabilità. Mi fa schifo quello che faccio e sono disperato»
Silvio Berlusconi, 17 marzo 2009


FINALMENTE una dichiarazione dello psiconano condivisa dalla stragande maggioranza degli italiani!
FINALMENTE
concede al suo neurone un minuto di libertà! Il grande senso e "rispetto" delle istituzioni mostrato da berlusconi in questa circostanza mette in luce tutta la sua persona. Solo in un paese come il nostro è possibile fare dichiarazioni del genere e farle passare come se nulla fosse.

SPERIAMO CHE LA CRISI COLPISCA PURE PALAZZO CHIGI E CHE CI SIA UN BEL LICENZIAMENTO DI MASSA!...il tutto sempre e solo per il bene di berlusconi (e degli italiani)!

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18 marzo 2009

Nuova cura per l'AIDS direttamente dal Vaticano


Aids, il Papa: «I preservativi non combattono l'epidemia, ma aumentano i problemi...la nuova strada è il rinnovo spirituale e umano nella sessualità»


“Non usatelo, Dio non vuole”. Dio? Quanto vale quel dio e quanto valgono le parole di papa Ratzinger contro l’uso dei preservativi? Mille morti? Diecimila? E quanti futuri ammalati nel mattatoio Africa, un milione? Dieci milioni?
Ma in quale orribile Dio crede questo papa tedesco? Un Dio capace di barattare l’uso di un sacchetto di plastica (il terribile “preservativo”) con la sofferenza di donne, uomini, bambini disidratati dal male, uccisi lentamente, notte dopo notte, mese dopo mese, nei tuguri e nei cronicari, tra la polvere dei villaggi?

Il solo dio capace di tanta vanitosa crudeltà è l’uomo. Peggio ancora se bianco. E ricco. E padrone delle vite altrui. E servilmente servito, nutrito, riscaldato. E talmente tormentato dall’ossessione sessuale, di maschio padrone dei mostri notturni, da attribuirla alla propria proiezione celeste, come se da quella siderale distanza, un qualunque dio si chinasse a controllare, oltre ai sentimenti di uomini e donne, anche le tecniche dell’amore, le posizioni, le intenzioni, frugando tra le lenzuola fino all’ultima verifica, al confine tra i sommersi e i salvati: il lattice del preservativo.

E’ lo stesso dio dis/umano che permette la fame, la guerra, la malattia. L’infelicità dei nati storpi. Le multiple ignoranze e crudeltà che consentono di lapidare una donna, riabilitare un tale Williamson, il vescovo che se ne frega dell’Olocausto, e poi naturalmente di fulminare gli omosessuali, sterminare i miscredenti, bruciare, imprigionare, distruggere. Ma che trova sempre il tempo - tra le fiamme del mondo, quando viene sera - di scendere tra noi, controllare quel pezzetto di plastica (“guai a voi”), sfilarlo, e poi godersi le conseguenze, declinate in milioni di pianti e vite.
Pino Corrias

Ecco una vignetta di Le Monde su queste dichiarazioni:


Enrico Berlinguer e la questione morale: 28 luglio 1981...erano altri tempi!

Riporto parte dell'intervista rilasciata da Enrico Berlinguer ad Eugenio Scalari su Repubblica, il 28 Luglio 1981.

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: hanno scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. E il risultato è drammatico. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
[...]
molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più.
[...]
noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni.
Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.
[...]
Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante.
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.
Il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L'inflazione è -se vogliamo- l'altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l'una e contro l'altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l'inflazione si debba pagare il prezzo d'una recessione massiccia e d'una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili.
Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industrializzati - di fronte all'aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all'avanzata dei popoli dei paesi ex-coloniali e della loro indipendenza - non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa. La diffusione della droga, per esempio, tra i giovani è uno dei segni più gravi di tutto ciò e nessuno se ne dà realmente carico. Ma dicevamo dell'austerità. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell'economia, ma che l'insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l'avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell'austerità e della contemporanea lotta all'inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione.
[...]
Il costo del lavoro va anch'esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell'aumento della produttività.
Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire.


Nessun commento, tanti rimpianti!

CB

15 marzo 2009

Quiz della settimana...indovina chi!?

"Questa gliela facciamo pagare"

"Vedrai, passerà gli anni suoi a difendersi"

"Lo dobbiamo ammazzare...No, gli facciamo le cause civili per il risarcimento danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana"

"E poi c'è quel principio...quella sorta di principio di Archimede...che ad ogni azione corrisponde una reazione...e mo' siamo così tanti ad aver subìto l'azione, che quando esploderà, la reazione sarà adeguata"


Chi ha pronunciato queste quattro frasi? Chi ha confuso il principio di azione-reazione di Newton con un improbabile principio azione-reazione di Archimede? Indovina Chi???

1) José Mourinho al termine della partita Machester United - Inter rivolgendosi all'arbitro dell'incontro.

2) Joseph Ratzinger rivolgendosi al governo Berlusconi per non essere riuscito a fermare in tempo la sentenza della Corte d'Appello di Milano chiesta da Peppino Englaro.

3) Giuseppe Chiaravalloti (Presidente della Giunta Regionale della Calabria dal 2000 al 2005), parlando al telefono con la sua segretaria Giovanna Raffaelli, del fatto che de Magistris l'abbia iscritto nel registro degli indagati in merito al caso Poseidone con accuse di truffa, abuso d'ufficio, corruzione, associazione a delinquere, riciclaggio e disastro ambientale in relazione all'impiego dei fondi pubblici destinati ai depuratori e al risanamento ambientale.

4) Gianni Alemanno, rivolgendosi a tutti gli stupratori stranieri di Roma.

5) Silvio Berlusconi, quando ha saputo che Franceschini lo ha definito CLERICO-FASCISTA.


Clicca sulla foto

13 marzo 2009

Mediaset mangia spot


Nonostante la crisi economica e il calo di ascolti, Mediaset aumenta la raccolta di spot a danno della Rai. Perché i grandi gruppi investono nelle televisioni del premier

I grandi clienti, come Wind, Infostrada, Barilla, Telecom Italia e Fiat non resistono all'appeal delle reti Fininvest. Nel primo anno del governo Berlusconi i primi 15 inserzionisti del nostro mercato hanno aumentato i loro investimenti su Mediaset di 30 milioni di euro mentre la Rai è rimasta al palo. Eppure le reti Mediaset hanno perso telespettatori sia nel prime time che nell'intera giornata. Proprio quando Mediaset perde colpi, più della Rai, il gruppo del presidente del Consiglio aumenta le quote di pubblicità rispetto a viale Mazzini e agli altri media.
Per i giornali e, in misura minore, per radio, tv e Internet è in corso una gelata senza precedenti. Solo Mediaset e pochi altri (come le radio del Centro-Sud) sembrano beneficiare dell'ultimo scampolo di primavera. Il totale degli introiti derivanti dalla pubblicità commerciale in Italia scende nel 2008 da 8 miliardi e 172 milioni di euro a 7 miliardi e 978 milioni. E invece Publitalia sale, anche se di poco: 3 milioni. La concessionaria del Cavaliere riesce ad aumentare la sua quota di un punto percentuale fino al 38 per cento. La Rai invece sembra vittima di un paradosso opposto. Sipra, la società del gruppo che raccoglie la pubblicità per viale Mazzini lascia sul campo ben 53 milioni di euro.
Se Publitalia ha chiuso l'anno 2008 con il segno più, secondo le stime Nielsen, rispetto al 2007, deve dire grazie anche alla pubblicità istituzionale del governo e a quella commerciale delle aziende controllate dal Tesoro come Eni, Enel e Poste. Se non ci fossero state queste società per azioni, i cui manager vengono nominati dalla politica, a spingere i conti, la raccolta del 2008, secondo le stime Nielsen, sarebbe stata minore rispetto al 2007.

Tra le aziende più fedeli alle reti del presidente del Consiglio troviamo a sorpresa un concorrente di Mediaset. Anzi 'Il concorrente'. Perché, come testimoniano le telefonate intercettate sull'utenza di Agostino Saccà nel 2007, non è la Rai, ma il gruppo del magnate Murdoch a preoccuparlo.

A sorpresa, secondo Nielsen, Sky nel 2008 ha quasi raddoppiato la sua raccolta da 54 a 90 milioni di euro e nei primi mesi del 2009 la progressione è continuata. Il governo Berlusconi le ha messo molti bastoni tra le ruote. Prima finanziando il decoder digitale terrestre, poi innalzando l'aliquota Iva (un'agevolazione concessa peraltro alla pay tv nel 1991 quando si chiamava Telepiù ed era ancora controllata da Fininvest). Eppure Sky ha ringraziato il premier per la concorrenza agevolata, per le disdette degli abbonamenti e le polemiche, versando senza fiatare diversi milioni di euro nelle casse del suo gruppo.

Se continua questo trend la rete senza pubblicità ci sarà davvero. Non per decisione del governo, ma del mercato.


I DATI:

Fonte: L'Espresso

11 marzo 2009

Dopo un anno di porcate...alla Camera di Servizio


Ecco il lavoro di un anno di governo Berlusconi. Sono bastati meno di 365 giorni per compiere uno scempio costituzionale...non voglio pensare cosa accadrà se il mandato dovesse essere portato a termine!

1) Lodo Alfano, se ti chiami Berlusconi Silvio, Napolitano Giorgio, Schifani Renato o Fini Gianfranco allora hai il permesso di delinquere;
2) Ma se una sentenza della Cassazione non ti garba, la puoi sempre cambiare per decreto;
4) Se la Costituzione ti impedisce di decretare su quel che ti pare, non ti fermare, la puoi sempre cambiare a colpi di maggioranza;
5) Se non vuoi avere brutte sorprese in sede di votazione in Parlamento puoi chiedere di far votare solo i tuoi fedelissimi, magari anche con un sms;
6) Se i giudici indagano o arrestano o scarcerano chi non vuoi puoi decidere se mandargli la visita degli ispettori di Alfano, gli togli lo stipendio e/o li mandi al confino;
7) Sei più sicuro perché le strade sono pattugliate da militari e ronde di partito;
8) Puoi scioperare quando vuoi purché lo sciopero sia virtuale;
9) Puoi parlare al telefono con chi vuoi e di cosa vuoi senza il pericolo di essere intercettato;
10) Più censura su giornalisti, stampa, blog.

All'estero tutto questo viene chiamato dictatorship, dictature, dictadura, in Italia continuano a chiamarla Democrazia!

9 marzo 2009

Marco Travaglio - Passaparola, 9 Marzo 2009

Colpirne uno per educarne cento




Buona visione

Il partito del cemento


Obama guarda avanti e punta sul rilancio tecnologico per prendere due piccioni con una fava: uscire dalla crisi e difendere il clima.
L’Italia guarda indietro: per far girare il motore dell’economia si torna al mattone con un piano di rilancio edilizio che potrebbe essere stato scritto trent’anni fa: tutto quantità e niente qualità. Si poteva usare l’occasione per spingere sull’edilizia bioclimatica, sulla manutenzione del patrimonio edilizio e sul recupero dei centri storici. Invece, dopo i due condoni edilizi varati da Berlusconi nel 1994 e nel 2003, arriva una deregulation strutturale. Invece di un’opportunità il mattone rischia di trasformarsi in una trappola che può diminuire l’appeal dell'ormai ex bel paese.
Ed una nuova colata di cemento si abbatterà sull’Italia!!!
La febbre del mattone non conosce ostacoli perché raccoglie consensi trasversali, e al diavolo il paesaggio.

Voglio riportare un dato molto curioso tratto da Eco alfabeta.

La produzione annua di cemento in Italia non è andata sempre gloriosamente crescendo, perchè come si vede dal grafico qui sopra (dati delle relazioni annuali AITEC) negli anni 1992-1996 ha avuto una significativa decrescita del 20% ... chissà perchè. ;-)

Abbiamo forse sofferto di quella decrescita? Qualcuno tra i meno giovani se ne è forse accorto?

Nemmeno l'economia se ne è accorta (è questa forse la cosa più curiosa), visto che tra il 1992 e il 1996 il PIL è cresciuto del 24,6% (si può desumere da questa fonte ISTAT facendo due conti).
Viceversa, tra il 2002 e il 2006 il cemento è cresciuto del 15% e il PIL "solo" del 13%. Non sembra che il cemento faccia poi così bene all'economia...

CB

5 marzo 2009

Intervista a Gioacchino Genchi



Vedete questo video e diffondetelo!!!
Se ciò che Genchi afferma è vero allora è facile intuire come ci siamo ridotti così in Italia.
A fronte di accuse così pesanti e gravi nessun giornale, nessun TG ha minimamente accennato a queste dichiarazioni.
I cittadini non sapranno, ad eccezione di quelli che l’informazione se la vanno a cercare piuttosto che farsela somministrare dai professionisti del torpore mediatico. Le dichiarazioni contenute in questo video sono pesanti e delle due l’una, o Gioacchino Genchi deve rispondere della gravità delle sue parole o le porte del carcere si devono aprire a molti illustri personaggi (speriamo).

2 marzo 2009

Marco Travaglio - Passaparola, 2 Marzo 09

La macchina del complotto perpetuo


1 marzo 2009

Il governo delle propagande


Voglio ritornare sull'argomento nucleare. Su questo enorme regalo che il propagandista Berlusconi ha appena fatto alla Francia. Regalo, manco a dirlo, fatto con i soldi pubblici italiani.
Capite? In periodi di crisi nera, diamo i soldi alla Francia per qualche Mega Watt di energia radioattiva fra 20 anni!, invece di investire subito e in Italia.
Voglio riportare un'intervista, riportata su L'Unità, del prof. Angelo Baracca (fisico che insegna all'università di Firenze) che spiega il perché un ritorno al nucleare nel nostro paese sarebbe inutile o, peggio, dannoso. E perché il mito del nucleare francese è una bufala.

Professor Baracca, perché ritiene l’accordo tra Italia e Francia per lo meno inutile?
«C’è una cosa che nessuno dice: con le centrali nucleari si produce solo energia elettrica. Ma l’elettricità è solo un quinto dei nostri consumi energetici. Oltre l’80% dell’energia che consumiamo per i trasporti o per l’agricoltura non è elettrica. Le centrali nucleari, quindi, non risolverebbero il nostro problema: continueremo a importare petrolio. La Francia, che produce il 78% della sua energia elettrica con il nucleare, importa più petrolio di noi».

Qualcuno dice che in Italia produciamo poca energia elettrica, è vero?
«Non è vero: abbiamo una potenza installata che supera del 30% la domanda di elettricità. Solo che il sistema è inefficiente e quindi la nostra elettricità è la più cara d’Europa. Ma se anche fosse vero che abbiamo bisogno di altra energia elettrica, potremmo decidere di fare come la Spagna dove, in un anno, sono stati creati impianti eolici per 3500 mega watt: come 2 centrali e mezzo. La costruzione di questi impianti costa meno e ha coinvolto l’industria spagnola con ricadute positive sull’economia. Oppure potremmo fare come le Germania che punta sul solare, pur avendo meno sole. È questione di scelte».

Berlusconi prevede che la prima centrale parta nel 2020. È realistico?
«Sì, bisogna considerare una decina d’anni per avere l’opera finita, anche se c’è chi dice che una centrale si costruisce in 5 anni. In Europa ci sono due centrali in costruzione come quelle che dovremmo importare in Italia: una è in Finlandia, l’altra in Francia. Quella finlandese è iniziata 3-4 anni fa e ha già accumulato 2 anni di ritardo e un aumento di costi di 2 miliardi di euro. Il problema è che una centrale nucleare ha esigenze tecnologiche altissime. Anche i materiali, come il cemento o l’acciaio, devono essere di qualità superiore. Le industrie finlandesi non sono in grado di soddisfare questa esigenza. Pensiamo a cosa potrebbe accadere in Italia dove la Italcementi ha dato cemento taroccato anche per le grandi opere».

Abbiamo le competenze per gestire questi impianti?

«Dopo il referendum sul nucleare dell’87, l’Italia ha smantellato tutto. All’Enea ci sono una quarantina di dipendenti con le competenze giuste, ma un terzo sono occupate a smaltire le centrali chiuse e quasi tutti sono prossimi alla pensione. Il resto è personale a contratto. Possiamo gestire le centrali con i co.co.pro?»


Come potete facilmente capire questa gente sta facendo solamente propaganda politica, decidendo del nostro futuro a lungo termine e ignorando la volontà dei cittadini.
E intanto Sarkozy, guarda l'Italia e vede polli da spennare. Con questo accordo il premier francese si assicura finanziamenti per un settore profondamente in crisi nel suo paese. In Francia questo inverno hanno dovuto importare energia elettrica dalla Germania (proprio il paese che ha deciso di puntare tutto sul solare!!!).
Negli Stati Uniti, dove il settore energetico è tutto privato, non si fanno nuove centrali nucleari dal '78, ben prima di Chernobyl, a prova che questo settore non può andare avanti se non sei finanziato dai soldi pubblici. Lo stesso dicasi per inceneritori, temovalorizzatori e centrali a biomasse. Chiedere alla signora Marcegaglia per credere!!!

Nucleare sicuro? Insomma...
Il prossimo spot del governo sarà per convincerci della sicurezza delle centrali nucleari. Basterebbe dire solamente che non esiste alcuna assicurazione in tutto il mondo disposta a garantire per la sicurezza di una centrale nucleare.
Ma se ci sono ancora dubbi basta fare qualche ricerca su google...
Ma sono sicuro che questi argomenti non saranno necessari per convincere il governo della pericolosità del nucleare in generale, e in particolare in un paese come il nostro comandato dall'alto in basso dalla mafia, un paese che ancora non sa dove gettare una busta di spazzatura.
Del resto Berlusconi metterà sul tavolo anche i suoi argomenti per convincerci:
  • Esercito
  • Manganelli
  • Presidi Militari
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CB