5 gennaio 2009

Buona fortuna Italia!

Ciò che questo grafico rappresenta dovrebbe farci riflettere, e ahimè preoccuparci. Esso rappresenta l'andamento del prezzo delle assicurazioni sul credito dell'Italia.
Grosso modo si tratta di questo: i grandi investitori che acquistano titoli di Stato italiani si assicurano contro il rischio della bancarotta dello Stato attraverso strumenti finanziari, i famosi derivati, i quali ovviamente hanno un prezzo. Il prezzo sale quanto più sale la percezione del rischio di bancarotta (da qui a cinque anni). Non sono un guru dell'economia, ma penso che questo grafico parli da solo! A questo aggiungo la notizia che il nostro paese è in testa alla graduatoria mondiale per il volume di derivati basati sul suo debito. In altre parole, ciò che ancora resta in piedi del castello di carte della finanza mondiale poggia in parte significativa su di noi. Beh, in queste circostanze l'ottimismo è proprio un dovere patriottico, perché dal punto di vista delle cifre sarebbe un atteggiamento totalmente campato in aria.
Quindi, per i prossimi anni, scordiamoci che l'Italia possa diventare un paese "normale", capace di ampliare la sfera dei diritti civili e dei diritti democratici come è accaduto altrove. Lo Stato in questo momento serve ad altro, e i primi a saperlo sono persone come i "patrioti" che hanno mantenuto all'Italia una compagnia aerea di bandiera. Se dovessi dire a cosa (o meglio, a chi) serve oggi lo Stato, partirei dall'ultima pubblicazione dell'OCSE secondo la quale l'Italia è al sesto posto nelle classifiche mondiali sulla disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Il dieci percento dei nostri ricchi sono molto più ricchi del dieci percento dei nostri poveri, se confrontati per esempio con le rispettive classi in Gran Bretagna, Francia o Germania. D'altra parte, i ricchi di casa nostra potrebbero obiettare che loro sono meno ricchi dei loro omologhi del resto del mondo, e che i sacrifici non li possono fare. In condizioni di recessione, lo Stato può probabilmente attuare politiche per cercare di ridurre l'uno o l'altro divario, quello tra ricchi e poveri italiani o quello tra ricchi italiani e ricchi stranieri. Ma non entrambe le cose, e questo contrasto minaccia seriamente le regole della decisione e della partecipazione democratica.

4 commenti:

alexilgrande ha detto...

Bell'articolo.

Ho letto la classifica OCSE: Ma non è strano che ci sono paesi come Svezia, Danimarca, ecc che non sono in classifica?

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto...

Grafico molto "istruttivo".... Spiega molte cose come tu brillantemente hai sottolineato nel tuo post.

Ciao
Daniele

Blogger ha detto...

Bellissimo post, molto utile per di più.
Grazie.
Scambio di link come mi hai chiesto?
Perché no? Più che gradito.
Ti linko.

Blogger

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Avevo letto anch'io qualcosa a riguardo.
Beh...ci ritroveremo nella mischia.
Un saluto