La magistratura sotto ricatto
Buona Visione
"C’è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali"
Paolo Borsellino
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Non gli basterà. Non vogliamo rubare metafore a folklore e mitologia, piene di mostri mai sazi delle vittime loro sacrificate, perché non vogliamo in nessun modo trasformare in mito le miserabili bassezze di questo regime. Ma non gli basterà. Quella di Berlusconi è una bulimia totalitaria, la legge-dono alla criminalità – il processo “tana libera tutti” – era ancora calda della servile approvazione di un Senato prono “perinde ac cadaver”, che Berlusconi già sgaggiava il suo “non mi basta”.
Non ci stupisce. Berlusconi odia la democrazia liberale, lo abbiamo detto e ripetuto perché è Berlusconi stesso ad averlo proclamato infinite volte, per chiunque abbia orecchie da intendere. Per Berlusconi l’Italia non è una Repubblica democratica, è invece e solo “l’azienda Italia”, e come un’azienda, una sua azienda, va governata. C’è un padrone che decide, e dei dipendenti che obbediscono. Punto. Non basta che obbediscano, però: devono obbedire entusiasti, visto che il padrone decide quello che vuole, ma per il loro bene. In questo Stato-azienda non c’è ovviamente posto per magistrati indipendenti e per giornalisti imparziali, ma solo per vocianti eunuchi del servo encomio.
Perciò, dopo aver preteso in offerta le migliaia di processi che verranno interrotti (e regaleranno al paese migliaia di criminali in libertà), il bulimico di Arcore esige altre vittime, altri pezzi di eguaglianza repubblicana da mandare al macero, altri baluardi di legalità da calpestare in aule parlamentari troppo spesso già bivacco dei suoi manipoli.
A questo punto il problema non è Berlusconi, che la sua dichiarazione di guerra alla Costituzione l’ha già consegnata di fronte ai parlamentari europei democristiani poco più di un mese fa. Il problema sono coloro che – a parole e con gran rinforzo di nobili citazioni dei classici – si dichiarano fedeli alle libertà costituzionali, ma nei fatti tengono bordone a ogni ingordigia totalitaria del capo-regime.
La legge ammazza-processi, la legge “tana libera tutti”, passa ora alla Camera. Non è solo anticostituzionale, è infame. I tempi dei processi sono stati allungati a dismisura da leggi e leggine ad hoc, dai tagli alle risorse dei tribunali (dove mancano carta e computer, cancellieri e magistrati), e ora dalla mannaia del processo “interruptus”. Una legge che farebbe felice il mafioso Mangano, una legge che sta facendo rivoltare nella tomba Borsellino. Vedremo alla Camera se Fini e i suoi intendono la democrazia come Borsellino o come Mangano.
da Il Fatto Quotidiano
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